Alex Zanardi l'inarrestabile: storia di un combattente indomito

Al di là dei meriti sportivi lampanti, Alex Zanardi è un grande esempio per tutti noi, un combattente indomito sempre pronto a rialzarsi.

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Classe 1966, segno zodiacale Scorpione, sinonimo di sensibilità, determinazione e resistenza a qualsiasi avversità. Anche se credete poco nello Zodiaco, bisogna riconoscere che queste caratteristiche si possono assolutamente riscontrare in Alex Zanardi, pilota automobilistico di grande cuore, paraciclista e conduttore televisivo nostrano. In questi ultimi giorni abbiamo purtroppo parlato dell'ex pilota Jordan, Minardi, Lotus e Williams per via del terribile incidente avvenuto lo scorso 19 giugno, e per il quale il campione versa in gravi condizioni presso l'ospedale Le Scotte di Siena. In questo articolo invece vogliamo ripercorrere le tappe essenziali di una vita vissuta sempre al limite, di un combattente caduto più volte ma sempre rialzatosi con il cuore in mano e la rabbia fra i denti. E speriamo che con la medesima convinzione possa superare anche quest'ultimo ostacolo del destino.

Il primo amore

Agli inizi furono i kart. Alessandro Zanardi inizia a correre sull'asfalto proprio a bordo di queste mini auto, con il primo kart regalatogli dal padre - che all'epoca gli faceva anche da meccanico. Il debutto nel 1980 a soli quattordici anni, con una guida decisa ma elegante, tanto che il suo soprannome diventa in poco tempo Parigino. Il suo nome inizia a girare, pian piano, in tutto il mondo (arrivando anche a Hong Kong), dai 100cc dal 1982 ai 135cc del 1987, conquistando il titolo italiano nel 1985 vincendo tutte le gare tranne una. Nel 1987 lo storico scontro con Massimiliano Orsini, che alla fine lo speronò nel corso dell'ultimo giro della terzultima gara di campionato di quell'anno, episodio che lasciò campo libero a un astro nascente chiamato Michael Schumacher. Dai kart arriva poi alla Formula 3 italiana nel 1988 a bordo di una Dallara-Alfa Romeo del team di Coperchini, per sbarcare nel 1991 alla Formula 3000 guidando una Reynard.

È però la Formula 1 a regalargli le maggiori soddisfazioni professionali, con Eddie Jordan che sceglie Zanardi per sostituire Michael Schumacher ormai in partenza verso la Benetton. Poi il passaggio alla Minardi nel 1992, non per via di una stagione precedente fallimentare ma di un team (quello Jordan) che versava all'epoca in una situazione finanziaria a dir poco precaria. A seguire arriva l'epoca della Lotus nel 1993 e nel 1994, prima dei grandi successi negli Stati Uniti d'America.

È nel 1996 che Zanardi firma un contratto triennale con Ganassi, un periodo costellato da pole position e vittorie, che anticipa il ritorno in Formula 1 a bordo della Williams nel 1999. Una parentesi purtroppo non particolarmente felice, o comunque molto meno rispetto alle premesse, con il compagno di squadra Ralf Schumacher che gara dopo gara dimostra di avere un passo differente. Questo porta Zanardi di nuovo al di là dell'oceano e poi al Rally di Monza del 2001, fino al 15 settembre di quello stesso anno in cui durante la gara del Lausitzring avviene l'impensabile.

L'incidente che gli cambia la vita

Seppur ventiduesimo in griglia, a causa di qualifiche non disputate causa pioggia, Zanardi compie pian piano la sua rimonta, è però a tredici giri dalla fine che il pilota perde del tutto il controllo del veicolo una volta uscito dai box - pare a causa di olio e acqua sulla traiettoria d'uscita -, finisce in testacoda e viene colpito in pieno da un incolpevole Alex Tagliani. In un battito di ciglia Zanardi perde entrambe le gambe, recise dal violento impatto, e nell'abitacolo rischia di morire dissanguato.

Trasportato in condizioni disperate presso il principale ospedale di Berlino, sappiamo tutti come il pilota bolognese abbia ritrovato grinta, forza di vivere ed energie nel giro di qualche mese, tornando persino al volante un anno dopo, nel 2002, per inaugurare una gara a Toronto. Nel 2003 invece il ritorno al maledetto circuito di Lausitzring, per completare quei 13 giri rimanenti della gara che ha cambiato per sempre il suo modo di vivere e di vedere il mondo - e che era rimasta clamorosamente in sospeso. Paradossalmente è proprio quell'incidente che lo porta alla handbike e così al nuovo incidente del 19 giugno 2020, all'equazione bisogna però aggiungere la sfortuna e il fato ovviamente...

Approdato alla handbike, diventa infatti un campione di razza, determinato come pochi altri, con vittorie disseminate in tutto il mondo dal 2012 al 2019 - comprese quelle ai giochi paralimpici di Londra e Rio de Janeiro.

Anche venerdì scorso il campione bolognese era impegnato in una nuova prova, era partito da Firenze alla volta della Val d'Orcia per il Tour Obiettivo 3, una staffetta non competitiva che doveva essere una normale giornata di festa con i compagni di sempre e che invece si è trasformata in una nuova gara mai completata. Da ogni "sconfitta" però il pilota bolognese ha dimostrato di imparare qualcosa di nuovo, a risollevare la testa più forte e convinto di prima, la speranza è che questa ennesima prova del destino sia solo un altro passaggio della sua incredibile vita, vissuta sempre al limite.