66 anni di bollo auto, la tassa che cambia per non cambiare mai

Dalla sua entrata in vigore, nel gennaio 1953, a oggi il bollo auto (prima Tassa di Circolazione) è cambiato radicalmente solo per non cambiare per niente.

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Il prossimo 9 febbraio 2019, una delle tasse più odiate della nostra storia recente compirà la bellezza di 67 anni. Era infatti il 9 febbraio 1952 quando, per la prima volta, si è parlato del bollo auto, chiamandolo però Tassa di Circolazione (approvata poi in via definitiva il 5 gennaio del 1953). Voluto fortemente dall'allora Presidente della Repubblica Luigi Einaudi e dal Premier Alcide De Gasperi, il bollo auto è molto cambiato nel corso dei decenni, sommerso di promesse, di idee e di intenti, nei fatti però ogni italiano possessore di un'automobile ha corrisposto la tassa e probabilmente continuerà a farlo anche in futuro, poiché per qualsiasi Governo rappresenta un "cuscinetto" importante.
Dall'1 gennaio 1999, vent'anni fa esatti, le competenze e la riscossione della tassa sono passate in mano alle Regioni, che alimentano così buona parte delle loro casse grazie alle automobili e gravano meno sui conti statali centrali.

Una questione regionale

Da quest'ultima frase si capisce il motivo per cui difficilmente il bollo auto verrà abolito nel prossimo futuro, perché è un "obolo" che fa comodo a molti fra i banchi e gli uffici del Governo - qualunque esso sia o sia stato, dal 1953 a oggi. Le modifiche arrivate nel tempo hanno quasi sempre visto rimodulazioni al rialzo, con le sole vetture storiche graziate in toto (a partire dal 2000) più diverse "esenzioni speciali" che cambiano di regione in regione. Il primo "cambio in corsa" è arrivato già nel 1955, a due anni dall'entrata in vigore: all'epoca era una vera e propria tassa di circolazione in senso letterale, pagavano solo quei motoveicoli e autoveicoli che circolavano regolarmente, e il bisogno da parte dello Stato di liquidi utili alla costruzione delle grandi autostrade ha portato a una prima rimodulazione.
La norma è poi rimasta immobile fino al 1982, quando la tassa di circolazione è diventata a tutti gli effetti di possesso: un cambiamento che sembra marginale ma che, di fatto, ha esteso la tassa a tutti i veicoli in modo indiscriminato, da corrispondere anche nel caso in cui il mezzo sia fermo, in un garage.
Questo è forse stato il passaggio meno amato dagli italiani, mal digerito ancora oggi, perché non è affatto piacevole pagare una tassa solo perché si possiede qualcosa - il medesimo malumore rivolto al Canone Televisivo, da pagare soltanto perché si possiede una TV in casa. Sempre a proposito di malumori, come dimenticare poi l'istituzione del Superbollo, un nome che è tutto un programma: si tratta di una sovrattassa attivata per la prima volta dal Governo italiano nel 1976, abolita e reintrodotta più volte, fino al 2011 in pieno Governo Berlusconi (10 euro/kW per ogni kW al di sopra dei 225), inasprita dal successivo Governo Monti (20 euro ogni kW al di sopra dei 185) insieme all'introduzione del principio di anzianità dell'auto.

Cambiare sempre per non cambiare mai

Nonostante i suoi quasi 70 anni di storia, il bollo auto è sempre e costantemente attuale, al centro di nuove promesse e sogni di cambiamento. L'attuale Ministro Sergio Costa vorrebbe spostare il calcolo dai kW di potenza alle emissioni di CO2, andando così a gravare di più sui possessori di veicoli più inquinanti - una formula bonus/malus simile alle assicurazioni auto. Una soluzione che però appare ingiusta ai più, poiché andrebbe a colpire sì tutte quelle auto sportive dalla grossa cilindrata, ma anche una fascia di popolazione che non ha risorse per acquistare un veicolo moderno e meno inquinante.

Si parla tantissimo anche di bollo auto unico europeo, da calcolare in base ai km percorsi: nella sostanza, più si guida, più si paga. C'è poi addirittura chi punta all'abolizione totale, o per chi guadagna meno di 25.000 euro lordi all'anno, una sperimentazione che potrebbe partire dal Molise ma di difficile attuazione - se si rinuncia ai soldi di una tassa, bisogna inventarsi qualche altra entrata per non distruggere i conti regionali.
La confusione regna dunque sovrana, sin dal 1955, anno della prima riforma della Tassa di Circolazione. Sembra esserci soltanto una costante, ben riassunta da Christopher Bullock in The Cobbler of Preston già nel 1716: "È impossibile essere sicuri di qualcosa se non della morte e delle tasse".