10 auto cult del cinema horror: Halloween a quattro ruote

Le auto del grande schermo che fra killer psicopatici, inseguimenti scellerati, spiriti malvagi e torbidi desideri hanno risvegliato le paure più truci.

10 auto cult del cinema horror: Halloween a quattro ruote
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Il genere horror è sinonimo di trasgressione, un filone quasi a sé stante all'interno del pur variegato mondo cinematografico e del quale, come avviene per l'arte moderna, non andrebbe troppo indagato il significato. È probabilmente proprio in questa sua devianza dalla norma che si annida il fascino e l'attrazione irresistibile che certe pellicole a tinte fosche generano sull'essere umano, perturbandolo ma infondendogli anche un certo senso di libertà, sublimato dall'urlo a squarciagola.
In molti dei titoli più famosi spuntano, tra killer seriali e vittime terrorizzate, anche le automobili, strumento per eccellenza del XX secolo, che ha consentito all'uomo di andare ovunque, raggiungere quei luoghi prima preclusi alla nostra limitata capacità motoria, allargando l'orizzonte della vita umana. Una libertà d'evasione anch'essa, anche se di altro genere rispetto all'orrore.

Nell'articolo che segue abbiamo scelto di fondere questi due mondi di libertà solo all'apparenza così lontani, estrapolando dallo sterminato ventaglio di possibilità offertoci da più di un secolo di coesistenza di cinema e automobili quei modelli di vetture che, nel ruolo di protagonisti, antagonisti o semplici comparse, hanno popolato per 90 minuti o più gli incubi degli spettatori venendo associati al sangue, a killer psicopatici, a inseguimenti scellerati, a spiriti malvagi e a torbidi desideri. Insomma, ogni più truce paura dell'essere umano.

Gli Uccelli

Impossibile non aprire la nostra lista con il maestro del brivido: Alfred Hitchcock. Il suo capolavoro Uccelli, datato 1963, si contraddistingue infatti non solo per gli uccelli assassini o la bionda Tippi Hedren nel ruolo della protagonista ma anche per una meravigliosa Aston Martin DB2/4 Drop Head Coupé del 1955.

La Hedren, nei panni di Melanie Daniels, la utilizza per raggiungere Mitch Brenner a Bodega Bay, una graziosa baia a un centinaio chilometri da San Francisco. L'auto monta un motore di 5.363 cc di origine Corvette con cambio automatico e, uscita dal film con qualche ammaccatura, fu subito acquistata da un appassionato di Los Angeles che ne conservò tutti i "segni" di quella incredibile avventura cinematografica. Nella celebre scena finale l'Aston è l'unica via di salvezza da un inquietante panorama costellato di corvi neri. "Perché gli uccelli attaccano gli uomini"? È l'inevitabile domanda a cui lo spettatore cerca di dare una risposta. C'è vita per il marchio Aston Martin nel cinema anche oltre James Bond.

Duel

Nel film che nel 1971 porta alla ribalta un giovane Steven Spielberg il protagonista non è umano bensì una macchina: per la precisione il "trattore stradale" Peterbilt 281 del 1955, fino a quel momento - nell'immaginario di tutti - un normalissimo veicolo per il trasporto pesante.

Il Peterbilt viene scelto da Spielberg al termine di un vero e proprio "cast per camion" poiché, rispetto agli autoarticolati a muso piatto, aveva il motore davanti che gli conferiva quella "faccia da cattivo" che il regista cercava. Nel film sembra che raggiunga le 90 miglia all'ora (145 km/h circa) ma in realtà non era in grado di toccare tale velocità, quanto meno non con la facilità esibita nel film, spinto dal suo motore Cummins NTC-350 Twin Turbo da 350 CV e cambio a 15 marce. Il camion diventa l'incubo del rappresentante di commercio David Mann, reo del fatto di aver superato il pesante mezzo a bordo della sua Plymouth Valiant rosso vivo lungo le strade che attraversano il deserto californiano del Mojave.

L' Esorcista

Nel più terrificante dei film sull'occulto ecco comparire una bellissima Mercedes Benz 280 SE 4.5. Al volante dell'auto c'è Max von Sydow nei panni di padre Merrin, un prete molto anziano e malato di cuore che impiega tutte le sue forze nel tentativo di liberare la piccola Regan MacNeil dal malvagio demone Pazuzu che si è impossessato del suo piccolo corpo (gioie e dolori della saga de L'Esorcista).

La vettura in questione era una variante della Classe S W108/W109, realizzata sulla piattaforma W108 e alimentata da un poderoso V8 4,5 litri da 195 CV abbinato a un cambio automatico a 3 rapporti. La sua produzione terminò nel 1973, proprio l'anno di uscita del capolavoro dell'orrore diretto da William Friedkin e tratto dall'omonimo romanzo di William Peter Blatty.

Non aprite quella porta

È senza dubbio meno trendy del cugino europeo griffato Volkswagen il Ford Club Wagon del '72 a bordo del quale Sally, Pam, Jerry, Franklin e Kirk si recano sulla tomba del nonno di Sally e Franklin in Non Aprite Quella Porta.

Quello del 1974 è uno dei film horror più importanti ed influenti di tutti i tempi, con la sua decostruzione dell'ideale della famiglia americana e la graffiante metafora del massacro della generazione che in quegli anni 70, a bordo di furgoncini Ford come quello, anelava a un'esistenza alternativa. Quel mezzo sembra farsi contenitore delle speranze, sogni e buone intenzioni di quei ragazzi, distrutti, macellati e mangiati da Leatherface - uno dei più famosi assassini seriali del cinema dell'orrore - prototipo di un'America ignorante, bianca e gretta.

Shining

Un maggiolino giallo viene ripreso dall'alto mentre percorre le ampie curve del Glacier National Park (Montana) che costeggiano il St. Mary Lake e il suo curioso isolotto alberato. In sottofondo lugubri note contrastano con il meraviglioso scenario autunnale della valle

e preludono al buco nero nel quale precipiterà la psiche del protagonista Jack Torrance (interpretato da Jack Nicholson), che finirà per inghiottire anche la sua famiglia (la foto di Jack Torrance in Shining compie 100 anni). Per la discesa negli inferi è necessario però che la piccola Volkswagen si arrampichi nelle solo apparentemente amene distese innevate che circondano il celeberrimo Overlook Hotel. Una lugubre aurea avvolge dunque il più iconico modello della Casa del Popolo, un modello abituato alle luci - come dimostrano le sue 21,5 milioni e più di unità vendute - quanto alle ombre. La sua storia comincia infatti nel 1934 quando Adolf Hitler annuncia al Salone di Berlino che l'auto non dovrà più essere privilegio esclusivo della classe benestante e incarica il geniale industriale Ferdinand Porsche di creare la Volkswagen. La piccola auto gialla timbra l'incipit di uno dei più grandi capolavori dell'horror, tratto dal romanzo omonimo di Stephen King e trasposto su pellicola da Stanley Kubrick.

Christine - La macchina infernale

Diretto da John Carpenter e basato sull'omonimo romanzo, ancora una volta, di Stephen King. Assoluta protagonista del cult anni Ottanta è una diabolica Plymouth Fury del 1958 di proprietà del timido, impacciato e bullizzato Arnie Cunningham.

L'auto diventa il mezzo del riscatto del giovane nerd, che pian piano inizia a mostrare segni di "vita" compresa la capacità di autorigenerarsi (in peggio) quando viene presa di mira dai bulli che perseguitano il povero Arnie. Nella maggior parte delle riprese vengono in realtà usate Plymouth Belvedere o Savoy - molto simili alla Fury - "truccate" da Fury in quanto il modello del 1958 era, come lo è tuttora, piuttosto raro. Prodotta in sei diverse generazioni dalla Plymouth, divisione della Chrysler, dal 1956 al 1978 una Fury dello stesso modello, anno e colore (rosso) compare anche in un altro romanzo di Stephen King: It.

Grindhouse - A Prova di Morte

Una Chevy Nova del 1970 a "Prova di morte" è la sinistra protagonista della pellicola più underground del genio della cinepresa Quentin Tarantino (i migliori personaggi scritti da Quentin Tarantino). Al volante siede Kurt Russell, un'icona del cinema a tinte fosche grazie alla sua collaborazione di lunga data con il regista John Carpenter (Halloween) in pellicole iconiche come 1997: Fuga da New York o La Cosa.

L'auto è la degna compagna di Stuntman Mike, lo spericolato evoluzionista assetato di sangue e villain della pellicola splatter. L'auto si presenta personalizzata tanto nell'estetica quanto nella tecnica: adotta un roll bar, cerchi in lega Ralley, un sedile sportivo di marca Simpson, nuovi strumenti analogici e un motore da ben 350 pollici cubi (5.7 litri), mentre l'abitacolo è privo di tutte le sovrastrutture e restituisce un'immagine allo spettatore e alle vittime di Stuntman Mike piuttosto inquietante. Sull'enorme cofano tutto nero infine spuntano un teschio con sotto dei fulmini bianchi e una papera di metallo, la stessa presente nel camion di Rubber Duck (letteralmente "Anatra di gomma") nel film Convoy del 1978 firmato da Sam Peckinpah. Uno straordinario esemplare della dinastia "Nova", la "compatta" (per gli standard statunitensi del tempo) introdotta sul mercato all'inizio degli anni Sessanta e rimasta in produzione per quasi vent'anni.

Zombieland

Woody Harrelson e Jesse Eisenberg sono l'improbabile duo che si aggira in un'America post-apocalittica in uno degli zombie-movie più iconici del XXI secolo. Diretta da Ruben Fischer la pellicola ha, con il suo mix di horror e ironia, la capacità di parodiare efficacemente uno dei sottogeneri più importanti del mondo dell'orrore.

Il loro mezzo è il possente full-size SUV Cadillac Escalade del 2003 alimentato con un V8 da 400 CV, modificato con uno spazzaneve anteriore per poter meglio falciare i non-morti. Il veicolo oltre che strumento di sopravvivenza è anche il simbolo del machismo di cui il personaggio di Harrelson è totem, nonché di cosa possa rappresentare ancora l'automobile per quella parte dell'America che crede nei muscoli, nelle armi e nello spirito della Frontiera.

Monolith

"Terribilmente sicura" è l'ossimoro che può efficacemente descrivere il SUV intelligente protagonista dell'incubo claustrofobico del 2017 Monolith.

Basta l'investimento di un cervo a trasformare in una disgrazia l'automobile human friendly, con la protagonista all'esterno e il figlio di due anni rinchiuso invece nell'abitacolo-fortezza di Monolith. Il SUV in questione è stato realizzato da un'azienda specializzata in veicoli per riprese cinematografiche partendo da un Ford Explorer Interceptor, un mezzo utilizzato dai corpi di Polizia negli Stati Uniti ed effettivamente 'blindato' ai posti posteriori per permettere il trasporto degli arrestati. Un film che non ha riscosso grande successo ma che mostra efficacemente, in un'atmosfera alla Black Mirror, i pericoli dell'hi-tech applicati all'automotive. È nato un nuovo genere di possessione, che non ha a che fare con demoni e spiriti malvagi: una "possessione tecnologica".

Titane

Concludiamo la nostra lista con l'audace e controverso film diretto da Julie Ducournau, vincitore a sorpresa della Palma d'oro a Cannes nel 2021.

In un tripudio di thriller, body horror, sesso e violenza c'è spazio pure per le automobili, nello specifico una Cadillac nera fiammeggiante con la quale Alexia - una disagiata ballerina con una placca di titanio nella testa - ha un rapporto carnale. "Ho visto tanti film in vita mia, ma Titane è il primo film in cui una Cadillac mette incinta una donna: c'è del genio e della follia, due cose che amo in questo lavoro" ha dichiarato dopo la prima visione il regista americano Spike Lee, presidente della giuria del festival nel 2021. In questa insensata unione, oltre al fetish e al sadomaso, la scelta della muscolosa americana assetata di benzina può essere vista anche come un nostalgico tributo amoroso verso l'auto nell'accezione "più vera", quella a motore endotermico, destinata pressoché a sparire nel giro dei prossimi 15 anni.